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Quale futuro per la tua azienda? Il pensiero di Alec Ross.

Sceglierai il modello. Poi l’alimentazione – benzina, ibrida, elettrica – la potenza, il colore, gli optional. Non più in autosaloni grandi come centri commerciali con piazzali pieni di vetture e venditori dalla parlantina sciolta. Ma semplicemente su internet dove, con alcune case automobilistiche, puoi già farlo.

Le nuove concessionarie serviranno solo per la consegna (forse) e per il servizio post-vendita.

La tecnologia investirà anche l’automotive, dematerializzando così un altro settore. Lo ha già fatto con la musica, il gioco, la biglietteria aerea, i negozi, il cinema o il denaro e continuerà, inesorabile, la sua corsa.

Come prepararsi a questo nuovo scenario?

Alec Ross, uno dei pensatori e futurologi più influenti al mondo, già consigliere per l’innovazione di Barak Obama e che dialoga quotidianamente con Jeff Bezos, Bill Gates e Tim Cook, ha una grande conoscenza del nostro Paese. Ci ha vissuto per anni, ne resta innamorato e, di recente, ha espresso il suo pensiero su ciò che ci attende.

Il 2021 sarà per noi l’anno più importante dalla fine della Seconda guerra mondiale e le decisioni che prenderemo ora impatteranno per decenni sul nostro futuro e su quello delle nuove generazioni. La crisi ha solo accelerato tendenze ed evidenziato problemi che covavano come braci sotto la cenere.

L’errore da evitare è quello di guardare indietro e cercare di ricostruire le cose come erano prima, lasciando morire senza rimpianti le imprese, i processi, le idee, le infrastrutture obsolete che la tecnologia ha già condannato. Perché ne nasceranno di nuove che richiederanno nuove competenze e creeranno nuovi posti di lavoro.

Nell’era agricola chi deteneva il potere erano i proprietari terrieri, in quella industriale quelli delle fabbriche, nell’era digitale i possessori dei dati. Si stima che nel 2025 saranno 75 miliardi i dispositivi collegati a Internet a fronte dei 35 miliardi attuali. È facile intuire quanta parte dell’economia ne sarà influenzata.

Per accelerare questo processo ineluttabile e facilitare la crescita sarà necessario:

· Agevolare chi fa impresa e investe, non considerando il fallimento come un’onta da nascondere a vita;

· Investire sui giovani, visto che in Italia l’80% dei top manager ha più di 50 anni, in USA e UK meno del 45%;

· facilitare l’accesso delle donne al mondo del lavoro con possibilità di fare carriera compatibilmente con le esigenze della famiglia.

E poi, ricordarci di due cose:

1. l’Italia ha storicamente le competenze tecniche per eccellere. Da 600 anni siamo al centro dell’innovazione globale avendo dato vita ad alcune tra le più straordinarie invenzioni della storia come le banche, il telefono, la macchina per scrivere o la reazione nucleare;

2. abbiamo le competenze culturali che nessuno ha: il culto della bellezza, dell’arte, della poesia e della letteratura che, in un mondo sempre più dominato da scienza e tecnologia, faranno emergere il nostro umanesimo.

Come prepararci a questa tempesta perfetta?

Molto semplice: studiando.

Studiare per capire il processo di cambiamento in atto e diventarne attori, non spettatori passivi.

I giorni in cui consideravamo concluso il nostro processo di apprendimento dopo la scuola sono finiti e ancora di più quelli in cui un imprenditore o un manager erano convinti di sapere come le cose andavano fatte senza mettersi in discussione.

E se la rivoluzione costituirà una ripartenza e uno slancio verso la crescita dipende, sì dagli organi di governo, ma anche dall’atteggiamento che tutti noi dimostreremo verso questa sfida.

Fabio Columbano

Fonte: Il Sole-24 ORE

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