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Alessandro Bonan e gli ospiti che non ti aspetti. Come formarsi con l’intrattenimento.

Lucio Battisti e Dino Buzzati. La poetessa Szymborska e Neo di Matrix. Le improvvisazioni di Miles Davis e quelle di Chang contro Lendl al Roland Garros. La nascita della moviola e gli sguardi di fuoco del maestro Celibidache. I duelli di Sergio Leone e le vette scalate da Simone Moro. Milan Kundera e Eddie Murphy.

In teoria sul palco c’era solo Alessandro Bonan, e già quello sarebbe bastato. Autore e conduttore della più longeva trasmissione sportiva nella storia di Sky, Alessandro ha maturato nel corso degli anni un’esperienza ricca, multiforme, sfaccettata. La curiosità lo ha spinto a scrivere svariate canzoni e due bellissimi romanzi. A suo agio tanto con Rupert Murdoch quanto con Fayna, Alessandro conosce il mondo del lavoro, le sue dinamiche, i meccanismi che regolano la comunicazione. Ecco perché la sua presenza sarebbe bastata e avanzata. Ma lui è uno che non si accontenta, oltre a essere una persona aperta e generosa: per questo ha voluto condividere il palco con alcuni amici.

Leonardo Lagorio lo ha accompagnato al pianoforte, tessendo una colonna sonora discreta e preziosa.

Il maestro Gabriele Bonolis, direttore d’orchestra, ha raccontato quali doti deve possedere chi ricopre un ruolo tanto delicato – umanità e carisma, autorevolezza ed empatia.

Nico Acampora ha infiammato la platea con la travolgente storia di PizzAut, da lui fondata, la prima e unica impresa gestita da ragazzi autistici, un esempio di come l’amore possa portarti in alto, fino al papa e al presidente Mattarella.

Quanto a me, ogni tanto sono stato chiamato in causa da Alessandro con uno dei suoi formidabili “E quindi?

Ossia: Poddi, come traduciamo in parole e in narrazione tutto questo?

Ma, come accennavo all’inizio, il palco era in effetti molto più affollato. C’erano con noi campioni dello sport, poetesse, scrittori, alpinisti, jazzisti, cantanti, filosofi, personaggi di romanzi e film, musicisti.

Quelli che amiamo dal profondo del cuore e che ci insegnano non solo a comunicare bene, ma anche e soprattutto a vivere bene. Gente in grado di ribaltare il senso di alcune parole che, prese per il verso giusto, sono una risorsa di inestimabile valore: imperfezione, lentezza, vuoto, errore, crisi, incidente, improvvisazione.

Ha detto Michael Jordan: “Ho sbagliato più di 9.000 tiri nel corso della mia carriera. Ho perso quasi 300 partite. Per 26 volte i miei compagni mi hanno affidato il canestro decisivo e io l’ho sbagliato. Nella vita ho fallito, e poi fallito di nuovo, e fallito ancora, ancora e ancora. Ed è stato proprio questo a farmi diventare il più forte.”

Emiliano Poddi

Milano, 9 febbraio 2024

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